Domande frequenti sulle soluzioni implantari

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Al contrario di quanto si possa pensare, le protesi tradizionali non sono sempre una soluzione economica

La pianificazione iniziale del trattamento di impianto dentale dipende dal numero di impianti necessario e dall’eventuale aumento osseo. Altri fattori sono: l’intervento chirurgico, il lavoro del laboratorio odontotecnico, la protesi e le parcelle del dentista e dell’odontotecnico.

Una corretta pianificazione dei costi sarà elaborata solo una volta appurati tutti questi aspetti; in alcuni casi, la terapia implantare può risultare più conveniente nel lungo termine.

La terapia implantare non impiega un approccio sperimentale: è piuttosto una tecnica odontoiatrica ampiamente consolidata e all’avanguardia, scientificamente testata e impiegata da decenni da chirurghi e odontoiatri in tutto il mondo.

I fattori di rischio potenziali dipendono dalle condizioni di ciascun paziente. Una cattiva igiene orale, difficoltà di guarigione della ferita dovuta a malattie preesistenti possono ridurre la probabilità che l’impianto rimanga in sede.

Poiché ogni procedura chirurgica comporta dei rischi potenziali, l’odontoiatra valuterà se l’opzione implantare è la più adatta a ciascun caso.

Gli impianti dentali vengono di solito inseriti in anestesia locale per ridurre al minimo il dolore. In caso di dubbi sulle condizioni dell’impianto dopo la procedura di inserimento, è consigliabile parlare con il proprio dentista.

Secondo un sondaggio condotto su 10.000 pazienti in Germania (Sondaggio Riegl 6), il 67% degli intervistati era “estremamente soddisfatto” dei propri restauri poggianti su impianto, il 31% era “soddisfatto”. Dei pazienti con restauri tradizionali, solo il 42% si è dichiarato “estremamente soddisfatto”, mentre il 44% era “generalmente soddisfatto”.

È possibile inserire un impianto dentale non appena la mascella ha completato il processo di crescita. Di conseguenza, nei pazienti più giovani è possibile posizionare impianti dentali soltanto quando le ossa mascellari si sono sviluppate completamente. Sull’altro versante, non esiste nessun limite d’età, a meno che il paziente non presenti significativi fattori clinici di rischio, che saranno valutati dal medico.

Il titanio è un metallo biocompatibile, ovvero non è tossico ed è ben tollerato dall’organismo. Gli impianti in questo materiale hanno un’ottima capacità di legame con l’osso vivente e sono utilizzati da decenni nel settore dei dispositivi medici.

Al momento non esistono casi documentati di reazione allergica al titanio. In virtù di queste caratteristiche, gli impianti dentali in titanio possono durare anche decenni.

Se invece si è alla ricerca di un’alternativa senza metallo, la scelta potrebbe ricadere sull’impianto in ceramica. Costruito in ceramica altamente resistente e studiato per rispondere al bisogno di massima funzionalità ed estetica, si presenta dello stesso colore dei denti naturali, quindi non è visibile in bocca a causa del luccichio del metallo anche in caso di gengive sottili o che si ritraggono.

Dopo l’inserimento dell’impianto, il processo di fusione (osteointegrazione) ha una durata di 6-8 settimane.

Durante questo periodo, l’impianto raggiunge la stabilità necessaria a sostenere pesi come un dente naturale. Come sempre, i tempi di guarigione dipendono dalle condizioni di ciascun individuo e dall’indicazione per il trattamento.

Ci occupiamo di ricerca, sviluppo e produzione di impianti dentali dal 1974, e a oggi abbiamo eseguito oltre 14 milioni di impianti sui nostri pazienti. Grazie a tecnologie fondate sulla precisione svizzera e alla nostra eccellenza clinica, lo Straumann® Dental Implant System ha saputo conquistare la fiducia globale; oggi il nostro è uno dei sistemi meglio documentati scientificamente, comprovato da oltre 35 anni con evidenze cliniche e scientifiche e più di 700 pubblicazioni specifiche.

 

Secondo l’interrogazione della base di dati PUBMED “Straumann Dental Implant OR ITI dental implant”, 733 risultati il 6 ottobre 2014 - dei quali il primo “Schroeder A. et al.: The accumulation of osteocementum around a dental implant under physical loading, 1978.”

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